Nel corso dell'anno accademico 2000/2001 hanno preso il via, in forma sperimentale limitata ad alcune Università, corsi di laurea di durata inferiore rispetto a quelli tradizionali di 4 o 5 anni regolamentari. L'anno seguente tutte le Facoltà, eccettuate rarissime deroghe, hanno recepito la riforma che ha modificato l'ordinamento, consentendo agli studenti di raggiungere l'agognata pergamena in 3 anni. Uno degli scopi principali che si è prefissata la riforma, la riduzione della durata legale dei corsi, si pone il chiaro obiettivo di intervenire sull'elevato tasso di abbandono da parte degli universitari e sui tempi dilatati che mediamente erano necessari per completare il ciclo di studi.
Un'altra importante modifica è intervenuta sulla valutazione, attraverso l'introduzione dei crediti formativi che si sono affiancati ai precedenti voti espressi in trentesimi. Il nuovo sistema di valutazione prevede che per raggiungere la laurea triennale sia necessario conseguire un numero prestabilito di crediti, solitamente 180, ed ogni credito equivalga a 25 ore di lavoro delle quali una percentuale è formata dal lavoro svolto in aula, attraverso le classiche lezioni frontali oppure altre attività come esercitazioni o laboratori, e la restante parte dallo studio individuale.
La suddivisione tra le diverse tipologie di lavoro e l'attribuzione dei crediti ad ogni esame è stabilita dalle singole Università attraverso organi collegiali, nel rispetto dell'autonomia concessa attualmente agli Atenei.